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  • Immagine del redattoreAnna di Cagno

Reality: la vita oltre le mele




“I sogni sono la mia realtà

Un diverso tipo di realtà

Sogno di amare nella notte

E amare sembra giusto

Anche se è solo fantasia”


Avete trenta secondi di tempo per indovinare questa citazione. 


Poesia? Frase celebre? Shakespeare? Calderón de la Barca? Sigmund Freud? 

Acqua. È una frase, estrapolata e tradotta, della mitologica Reality cantata da Richard Sanderson (ma scritta da Vladimir Cosma) nel 1980. Una canzone che negli Anni Ottanta ha scalato le classifiche ed è diventata in un batter d’occhio una “istant hit” in Europa, Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e Filippine. E che ha contribuito potentemente a trasformare in un successo mondiale un filmetto senza grandi speranze diretto da Claude Pinoteau.


Avete presente quel momento topico in cui Mathieu raggiunge Vic e le mette le cuffiette del walkman mentre al centro della pista tutti gli altri “teen” ballano scatenati?


Bene, è lei: la hit più melensa e saponata che però diventò un tormentone per tutte le ragazzine della mia generazione.


Personalmente non l’amavo all’epoca, come non amavo Il tempo delle mele e Sophie Marceau, che invece negli anni ho rivalutato. 

Trovavo più interessante e narrativo della mia generazione “il tempo delle pere”, e cioè la vita di Cristiana F e ragazzi dello zoo di Berlino

E imparagonabile, ovviamente, Heroes di David Bowie. 

Che resta ancora una delle mie canzoni preferite, ma…


Negli anni si cambia e oggi Reality, dimenticato lo sguardo lesso di Mathieu, rivela un suo fascino letterario.


E sì, perché i sogni sono la realtà, l'unico tipo di realtà

forse la mia follia è passata e forse ora finalmente

vedrò come può essere una cosa vera è una frase che fa riflettere.


Anche Shakespeare sarebbe d’accordo.

Non ha scritto lui ne La tempesta che “siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”

E Pedro Calderón de la Barca non l’ha anticipata nel suo dramma filosofico-teologico dal titolo, appunto, La vita è sogno?


Certo, quando è stata scritta l’obiettivo era associare la fresca ingenuità del primo amore a una retorica sul sogno, riaggiornare a tempi più moderni ed evoluti l’eterno archetipo di Cenerentola (che non a caso cantava: “I sogni sono desideri di felicità, nel sogno non hai pensieri ti esprimi con sincerità”) ma, dislocando la celebre hit dalla sceneggiatura di un film icona del disimpegno degli Anni Ottanta, possiamo finalmente riappropriarcene. 


Perché Richard Sanderson ci spiega con lagnosa precisione ciò che Freud ci ha insegnato nell’Interpretazione dei sogni


E cioè che: “Mentre nello stato vigile la psiche rappresenta e pensa per immagini verbali e per mezzo del linguaggio, nel sogno pensa e rappresenta per autentiche immagini sensoriali”

E quello di cui tutti, oggi, abbiamo ancora più bisogno per sentirci vivi e un po’ più felici sono proprio immagini sensoriali. 

Per regalarvene un assaggio, e rallegrare la vostra giornata vi consiglio l’imperdibile versione di Señior Coconut (al secolo Uwe Scmhidt) ascolta qui.


Fonte immagine copertina:


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