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Molly Intervista Alessandro Calascibetta


Alessandro Calascibetta
Alessandro Calascibetta

Tra le tante persone che ho conosciuto da quando ho cominciato a lavorare (e c’era ancora il muro di Berlino…) Alessandro Calascibetta è senza dubbio una delle più intelligenti, capaci e, ça va sans dire, eleganti che abbia mai incontrato. Giornalista professionista dal 1990 è il fashion editor di moda uomo più importante in Italia nonché, dal 2015, il direttore di Style, l’inserto maschile del Corriere della Sera.

Che è sì una testata che si occupa di moda, ma non solo. Perché da quando Alessandro ne ha preso la direzione è diventato un magazine anche culturale, in più occasioni di opinione. Un luogo in cui si parla di outifit e trend senza, però, dimenticare le battaglie sociali, i diritti civili, le minoranze e la cultura: arte, fotografia, cinema, musica, libri…

Ho osato con lui qualcosa che potevo permettermi per i motivi di cui sopra, e l’ho invitato a giocare con me a un gioco politcally scorrect. Il suo acronimo è LCG (Luoghi Comuni sui Gay) e il suo scopo è disvelare la stupidità di alcuni radicati pregiudizi che ognuno di noi ha sentito dire (o ha detto?) almeno una volta nella vita su un orientamento sessuale.


Hai voglia di giocare con me al "Gioco dei Luoghi Comuni sui Gay"?

Non dovrebbe risultarmi difficile.


L.C.G. numero 1: “I gay sono tutti sensibili”. Ti risulta?

Zero. Gli stronzi e le stronze vivono e lottano (anche) tra noi numericamente inferiori, e quindi anormal* (cit RV)

Morale: la stronzaggine è equamente distribuita, l’intelligenza invece no. 


L.C.G. numero 2: “Se non sei gay nel mondo della moda non entri”. È vero?

Non diciamo sciocchezze.

Morale: se non ti prendono a disegnare abiti in una grande maison è perché sei ciuccio. 


L.C.G. numero 3: “A Milano esiste una lobby gay…” (Nel caso, ci lasci indirizzo e civico?) 

Speravo che me lo dessi tu.

Morale: se una lobby non ha un iscritto è probabile che non esista. 


L.C.G. numero 4: “Le lesbiche sono tutte brutte, mal vestite e arrabbiate”. Confermi? 

Confermo che questo è l’ennesimo luogo comune.

Morale: maschi etero fatevene una ragione.


L.C.G. numero 5: “Niente contro i gay… però esagerano! Che bisogno c’è del Pride?”

Per esagerare, le persone etero non hanno bisogno del Pride.

Morale: non dimenticare quanti diritti dai per scontati.


Una domanda seria: tu sei giornalista da tantissimi anni e lavori in un settore, la moda, che è un punto di osservazione privilegiato sulla società. Cos’è cambiato su questo tema? È cresciuta una cultura della diversità?

È cresciuta eccome. Financo a livelli di strumentalizzazione, però.


Perché, secondo te, in Italia fa ancora notizia l’omosessualità? 

Se l’omofobia fosse assente, completamente assente, non esisterebbero casi di bullismo, intimidazioni, emarginazione. Perché le “notizie”che arrivano sono queste: il rifiuto e la paura della diversità generano violenza, e la violenza fa notizia. La notizia, in realtà, è che l’omofobia esiste (ancora).


Papa Francesco ha raddoppiato ed è tornato a parlare di “frociaggine”, quanto incide il linguaggio sui pregiudizi? E cosa ci raccontano le parole del Santo Padre sull’istituzione che rappresenta? 

Il cambiamento passa anche dal linguaggio. Ci vuole un po’ di pazienza ma ci arriveremo. Dovremmo togliere dal nostro vocabolario quella terminologia da bar, sforzandoci di non usarla neppure con la scusa del “tanto siamo tra noi”, solo così perderemo l’abitudine. Quanto al Papa, francamente faccio molta fatica a credere che abbia veramente detto così. Per due volte, poi? Delle due l’una: è una fake (il vaticano lo odia) o c’è un problema patologico psichico (tipo demenza senile).


Infine, domanda di rito: libro, film, artista, cantante e, solo per te, stilista Inaffondabile? 

David Leavitt tutti i romanzi, Novecento di Bernardo Bertolucci, Klimt e Schiele, Mina e Amy Winehouse discografia completa. Fashion designer anche più di uno: Hedi Slimane (soprattutto

come fotografo), Miuccia Prada, JW Anderson (per Loewe), Giorgio Armani.



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