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  • Immagine del redattoreAnna di Cagno

Molly Intervista Luca Pollini




Come si fa l’introduzione all’intervista di un collega che conosci da trent’anni, con il quale hai fatto un sacco di cose bellissime (tra cui anche la prima versione di Molly Brown) e che, per di più, è anche un amico, nel vero senso del termine?

Non si fa.

Anche perché che Luca Pollini sia un giornalista esperto di musica e controcultura giovanile, specializzato in storia del costume e della politica degli Anni Settanta e Ottanta, oltre che un navigato cronista di viaggi e autore di una vagonata di saggi tra cui l’ultima, splendida biografia di Elio Fiorucci (Fabbri Editore) è storia nota.

Come nota ai più è da anno la sua ultima follia: rieditare Re Nudo, la mitica testata, e infondergli una nuova vita.

“Perché cacchio, Annetta, underground can never die”.

E infatti, non pago, oltre al magazine ha inaugurato una casa editrice che pubblicherà poesia, narrativa, varia e “solo quello che mi piace leggere”.

Che quindi vuol dire, tutto quello che è fuori dal mainstream e che, anche quando lo tocca, lo racconta con un nuovo sguardo nuovo e diverso. Last but not least, si avvia a creare un po’ di sano disordine nell’efficiente Milano con Le notti dell’underground, un festival, o forse sarebbe più giusto definirlo un rave, di cui sentiremo parlare parecchio quest’estate.


Cos’è stato Re Nudo?

È stato un faro culturale, sociale e – in qualche modo – anche politico per almeno un paio di generazioni di giovani, quelli che a metà degli anni Settanta “non ci stavano”. Non ci stavano al “tutto è politico”; non ci stavano che la vita privata, e i suoi relativi problemi, venisse liquidata dalle organizzazioni extraparlamentari di sinistra come «inutili questioni piccolo borghesi». Non ci stavano ma questi giovani – me compreso – erano convinti di essere tra quelli che potevano cambiare il mondo. E per questo si sono ritrovati vicino al giornale. Re Nudo è stato l’unico giornale underground italiano, il primo che ha fatto capire alle migliaia di suoi lettori che il mondo stava cambiando e che loro potevano essere tra i protagonisti di questo cambiamento.


Cosa ha significato per te, che all’epoca eri un pischello?

Ero giovane, non ancora maggiorenne, ma mi ha spalancato gli occhi. Mi piaceva il mix tra Mao e la libertà sessuale, la mescolanza tra il comunismo e il rock, tra test su Lsd e pacifismo. I “renudini” non facevano cortei, non scendevano in piazza, non avevano nulla a che spartire con la violenza degli anni di Piombo, con la lotta armata. Mi ha fatto scoprire che intorno a me le cose potevano cambiare e mi ha dato la spinta a “impegnarmi”. Poi il cambiamento non c’è stato. O meglio, non proprio nella misura che sognavamo.


A un anno dal suo rilancio, cosa hai scoperto/capito?

Che esiste una generazione forte, creativa, che ha voglia di lottare per i propri principi. Che hanno compreso che la cultura e l’impegno sociale sono un’arma fondamentale. Meritano fiducia e, soprattutto, spazio.


Esiste ancora una contro-cultura?

No, perché significherebbe che esiste una “linea di pensiero unica” calata dall’alto. Dall’alto non cala nulla perché la cultura in Italia sta male, molto male: esiste solo mainstream. La strategia di chi governa è sempre quella, meglio non fare pensare la gente, meglio offrire banalità e superficialità. Sono anni che abbiamo una classe politica che disprezza la Cultura e che, sottraendo preziose risorse, la mortifica facendoci capire che non la ritengono essenziale per la costruzione di un nuovo modello di società. Questo arretramento, unito al degrado e alla perdita di valori, rischia di impoverire implacabilmente le nuove generazioni, impossibilitate a disegnarsi un futuro. Esiste però l’underground.


E dove si nasconde?

Nelle camere dei ragazzi, dentro ai loro pc e ai loro smartphone. Loro fisicamente si incontrano nei centri sociali (pochi), si ritrovano in qualche rave (sempre più rari). Ripeto: bisogna aiutarli a trovare spazi.


Tu sei un esperto di Anni Settanta e Ottanta: quali preferisci?

Metà degli uni e metà degli altri. Non importa se i nostri sogni, se la nostra fantasia non è andata al potere, perché le emozioni della seconda metà degli anni Settanta, a noi che li abbiamo vissuti, non ce le potrà mai togliere nessuno. Quello dei Settanta è stato un decennio di cambiamenti nel lavoro, nella politica, nei rapporti umani, nella cultura. Cambiamenti gridati con fierezza e senza paura. Sono stati anni in cui non c’è mai stato un revival, in cui la parola riflusso era bandita e si è imparato a vivere con la Crisi. Tutto era in crisi, ma niente finiva. Anzi, nasceva. Gli Ottanta sono stati senza dubbio anni di grande vitalità e benessere diffuso, che si è tradotto in una vistosa esplosione dei consumi, dove si è espresso il sollievo collettivo per l’uscita dagli Anni di Piombo, in cui – proprio per contrasto con il decennio precedente – il “privato” trionfa sul “pubblico”. Un decennio “leggero”, in cui l’Italia ha cambiato passo e lo ha fatto divertendosi.


Ma chi te l’ha fatto fare? (ndr mi riferisco all’impresa titanica di rilevare una testata giornalistica)

Quella malattia contratta da ragazzo e mai curata, per fortuna: l’utopia. Re Nudo è tornato, più attivo e moderno che mai, con la volontà di regalare un sogno e una nuova via all’underground. Un sogno nuovo, sia chiaro: perché il suo ritorno sulla scena culturale non è un’operazione nostalgia. E non può essere che così perché lo scenario è diverso: sono cambiati il pubblico, la cultura, la politica, i media, sono entrati in scena nuovi attori - gli algoritmi e le nuove tecnologie - e nuovi bisogni - tra i più urgenti, la salvaguardia del pianeta. 


Che obiettivi ti sei dato?

Il progetto del nuovo Re Nudo ha un preciso obiettivo: diventare il punto di riferimento per la diffusione della cultura alternativa. Oltre alla rivista trimestrale – in vendita in libreria, sul sito renudo.org e negli store online – e al sito, si affianca una programmazione libraria (saggistica, graphic novel e poesia) e una nuova versione del Festival.


Libro Inaffondabile?

Italiano Un uomo di Oriana Fallaci; straniero Moby Dick di Herman Melville.


Film Inaffondabile?

Ecce Bombo e Jesus Christ Superstar.


Disco Inaffondabile?

Sugo di Eugenio Finardi, canzone Wish You Were Here dei Pink Floyd.



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