INTERVISTE IMPOSSIBILI | Molly Intervista Honoré de Balzac
- Anna di Cagno

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
BALZAC sul Premio Strega, il successo e la fame di essere letti.

Ci sono un paio di giorni, ogni anno, in cui una quantità sorprendente di scrittori italiani e addetti ai mestieri dell’editoria resta collegata per sapere in tempo reale chi passerà al Premio Strega.
Dall’annuncio della Long List alla Dozzina, per arrivare alla Cinquina e infine, esausti, alla Premiazione.
A Molly, detto sinceramente, interessa poco il toto-cinquina, perché la incuriosisce di più capire cosa racconti questo spettacolo del nostro rapporto con la letteratura.
E siccome nessuno ha raccontato meglio di Honoré de Balzac il desiderio umano di essere letti, riconosciuti, ammirati, invitati nel salotto giusto e possibilmente ricordati, ho deciso di interrogarlo.
MOLLY:
Monsieur Balzac, glielo chiedo brutalmente: non le brucia non aver mai ricevuto un premio letterario?
BALZAC:
Mia cara, alla mia epoca non esistevano. Noi scrivevamo prima che la letteratura diventasse anche una macchina organizzata del riconoscimento. C’erano editori, rivali, giornali spietati, salotti, fazioni e, glielo assicuro, moltissima vanità. Ma non ancora premi.
MOLLY:
Sta dicendo che scrivevate in modo più puro?
BALZAC:
Oh cielo, no. Gli scrittori non sono mai puri. Scrivevamo per denaro, orgoglio, desiderio di grandezza, paura di sparire. Alcuni perfino per amore della letteratura. Però osservo una cosa curiosa del vostro tempo: avete trasformato il riconoscimento in un evento permanente.
MOLLY:
Non le piace?
BALZAC:
Mi affascina. È molto umano. Ma temo che qualche autore finisca per desiderare più un posto nella conversazione che scrivere un buon romanzo. Ricorda cosa dice Daniel d’Arthez ne Le illusioni perdute? «Gli uomini che hanno tante cose da esprimere in belle opere lungamente sognate professano un certo disprezzo per la conversazione, commercio in cui l’intelligenza, diventando moneta di scambio, si affievolisce.»
Ndr: Curioso, oggi l’algoritmo premia chi genera conversazioni…
MOLLY:
Lei non ha mai avuto un gala in suo onore. I finalisti del Premio Strega sì e da un po’ di tempo anche degli stilisti pronti a vestirli. Mi dica la verità: il successo letterario migliora gli scrittori o solo il guardaroba?
BALZAC:
Dipende dal guardaroba, e dallo stilista! Il successo è sempre una prova morale interessante. Per alcuni scrittori diventa libertà: più tempo, più lettori, più possibilità di rischiare. Per altri diventa un travestimento.
MOLLY:
Un travestimento?
BALZAC:
Cominciano a interpretare lo scrittore di successo invece di continuare a scrivere. Prenda Lucien de Rubempré: un uomo intelligentissimo e dotato che, però, confonde continuamente il desiderio di essere qualcuno con quello di diventare davvero qualcosa. Ed ecco che: «Guidato nei corridoi di un mondo che giura sul profitto e sulla finzione, Lucien si fa presto mercante di frasi e trafficante di parole».
MOLLY: Quindi il vero rischio è diventare personaggio di sé stessi?
BALZAC:
Ah, ma quello è il rischio eterno degli esseri umani. Voi avete solo inventato strumenti più efficienti.
MOLLY: Lei ha scritto anche per debiti e necessità economiche. Oggi tutti dicono di scrivere solo “per passione”. La letteratura nasce meglio dalla fame o dal privilegio?
BALZAC:
La fame non rende profondi e i debiti non migliorano lo stile. Anche la sofferenza, mi creda, raramente rende intelligenti. Al contempo, il privilegio ha un problema: rischia di rendere superfluo il desiderio.
MOLLY: e quindi?
BALZAC:
la letteratura nasce quando qualcuno rischia qualcosa. Non importa cosa: il denaro, la reputazione, una convinzione, l’idea di sé. Perfino la pace interiore. Mi pare che molti oggi vogliano scrivere senza perdere niente. È comprensibile, ma non sempre produce grandi romanzi.
MOLLY: sta dicendo che per scrivere bisogna soffrire?
BALZAC:
No. Sto dicendo che bisogna desiderare abbastanza. Sono due cose molto diverse: «Non si sale mai così in alto se non quando non si sa dove si va».
MOLLY: Oggi molti scrittori raccontano sé stessi: genitori, figli, ferite, famiglie. Lei invece ha preferito inventare Vautrin, Rastignac, Eugénie Grandet. Ma la sua vita era così noiosa?
BALZAC
No. Anche a me la mia vita sembrava infinitamente interessante, ma è proprio questo il problema.
MOLLY: mi sta dicendo che non ama l’autofiction?
BALZAC:
Non ho idea di cosa sia, mi sembra una diavoleria moderna! Tutti noi scrittori partiamo da noi stessi, sarebbe assurdo negarlo. Il problema nasce quando pensiamo che basti. Quando si costruisce davvero un personaggio succede una cosa molto strana: scopri che è molto più interessante e misterioso di te. E allora sì, che smetti di raccontare la tua vita per vendicartene o celebrarla e cominci a osservare davvero il mondo.
MOLLY: Questa sembra quasi una lezione di scrittura.
BALZAC:
Lo è. Vede, la maggior parte dei personaggi noiosi soffre della stessa malattia degli esseri umani: pensa troppo a sé stesso. Ora, la storia - che sia quella con S maiuscola o solo quella individuale- «è, o almeno dovrebbe essere, ciò che essa fu; mentre il romanzo dev’essere il mondo migliore. Ma il romanzo non sarebbe niente se, in questa augusta menzogna, non fosse vero nei dettagli.»
MOLLY: Ma questo l’ha detto Madame Necker nella Prefazione alla sua Comedie Humaine!
BALZAC:
e già!
MOLLY: a proposito di donne, quale delle sue protagoniste avrebbe potuto diventare una scrittrice? E mi dica la verità: cosa avrebbe raccontato che gli uomini non hanno saputo vedere?
BALZAC:
Domanda non facile. La cugina Bette credo che avrebbe scritto un romanzo feroce sul risentimento, tema ancora molto poco affrontato. E sono certo che avrebbe scritto una cosa così intelligente da mettere parecchi uomini a disagio. Madame de Beauséant avrebbe raccontato i salotti con tale precisione da rendere inutili molti consigli sentimentali contemporanei. Eugénie Grandet… Forse avrebbe scritto tardi.
MOLLY: perché?
BALZAC:
perché certe donne passano metà della vita a imparare il silenzio e l’altra metà a disimpararlo. E quando finalmente parlano, spesso vedono cose che gli uomini non hanno nemmeno notato. Perché vede, «quasi sempre gli errori di una donna derivano dalla sua fede nel bene o nel vero.»
MOLLY: Chi vincerà lo Strega?
BALZAC
Je ne sais pas! Però spero vinca qualcuno che abbia ancora voglia di essere letto tra cent’anni. Non domani. Tra cent’anni.












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