top of page

LE INTERVISTE IMPOSSIBILI | Molly Intervista Joseph Conrad

  • Immagine del redattore: Anna di Cagno
    Anna di Cagno
  • 24 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

su overtourism, FOMO e il vizio di consumare il mondo.

Alessandro Calascibetta
Joseph Conrad

È arrivato quel periodo delll’anno in cui Instagram si riempie di spiagge segrete che, dopo la pubblicazione del post, non saranno più segrete.

Quello in cui tutti cercano luoghi autentici insieme ad altre migliaia di persone che cercano luoghi autentici.

Quello in cui si è appena tornati dal Giappone in piena fioritura dei ciliegi e si è pronti per l’Islanda prima che si rovini, per l'Albania prima che diventi la Croazia e per la Croazia prima che diventi qualcos’altro.

Ma quando abbiamo smesso di viaggiare per cominciare a consumare?

L’ho chiesto a Joseph Conrad, perché pochi scrittori hanno osservato il desiderio occidentale di appropriarsi del mondo meglio di lui.


MOLLY:

Mr Conrad, oggi milioni di persone passano due settimane in Giappone durante la fioritura dei ciliegi e tornano convinti di conoscere il Giappone. Che impressione le fa?


CONRAD:

Mi sembra una parola molto impegnativa.


MOLLY:

Quale?


CONRAD:

«Conoscere». Due settimane bastano appena a capire il funzionamento di una stazione ferroviaria.  In Giappone, poi, ce ne vorrebbero almeno altre due.


MOLLY:

Questa era cattiva.


CONRAD:

Era precisa. Vede, voi del Terzo Millennio parlate continuamente di autenticità. Io qualche anno fa ho scritto: «Parliamo con indignazione o entusiasmo; parliamo di oppressione, crudeltà, crimine, devozione, sacrificio di sé, virtù, e non conosciamo nulla di concreto dietro le parole.»


MOLLY:

Cuore di tenebra.


CONRAD:

Brava. Voi avete semplicemente sostituito le parole con le fotografie.


MOLLY:

Quando ha scritto Cuore di tenebra il problema era conquistare territori. Oggi sembra essere conquistarne l’immagine. Può essere considerato un progresso?


CONRAD:

Dipende da quanto a lungo si osserva la faccenda.


MOLLY: Questa sembra una risposta conradiana…


CONRAD:

Lo è. La conquista della terra, che per lo più significa portarla via a coloro che hanno una diversa carnagione o nasi leggermente più piatti dei nostri, non è una cosa edificante quando la si osservi troppo a lungo.


MOLLY: Sta dicendo che l’overtourism è una forma di colonialismo?


CONRAD:

No. Sto dicendo una cosa più semplice: l’essere umano tende a trasformare in possesso ciò che ama.

A volte con gli eserciti.

A volte con le fotografie.

A volte con le recensioni su Tripadvisor.

MOLLY:

Perché oggi sentiamo il bisogno di vedere tutto?

CONRAD:

Perché avete paura.


MOLLY:

Di cosa?

CONRAD:

Di perdervi qualcosa.

MOLLY:

La famosa FOMO.


CONRAD:

Non conosco questa parola, mi sa di un anglicismo di quelli che vi piacciono tanto.

Io conosco la gioventù. Si ricorda cosa scrivo in Lord Jim?

MOLLY:

«La gioventù è insolente; lo è di diritto, di necessità

CONRAD:

Esatto. I giovani del mio tempo volevano sfidare il mondo; i vostri sembrano volerlo completare.

MOLLY:

Eppure lei ha passato la vita a partire.

CONRAD:

Certamente. Ma partire non significa accumulare.


MOLLY:

Mi faccia capire la differenza.

CONRAD:

Partire significa accettare la possibilità di essere cambiati.

Accumulare significa sperare di restare identici aggiungendo fotografie.

MOLLY:

Questa me la segno.

CONRAD:

Dovrebbe.

MOLLY:

A volte ho l'impressione che molti viaggi siano progettati per essere raccontati prima ancora che vissuti.

CONRAD:

Non mi sorprende. Gli esseri umani amano le illusioni.

MOLLY:

Questa è un’altra citazione?

CONRAD:

Quasi. Ma visto che insiste, torniamo a Lord Jim: «Fa male scoprire che è impossibile realizzare il proprio sogno, perché non si è abbastanza forti, o non abbastanza intelligenti. E, per di più, intanto ci si continua a credere un individuo straordinario!»


MOLLY:

Mi sta dicendo che il turismo vende sogni?


CONRAD:

No. Forse un tempo, ma oggi mi preoccupa di più il fatto che venda identità.


MOLLY:

Che cosa dovrebbe fare un viaggiatore per non diventare un consumatore di luoghi?


CONRAD:

Restare abbastanza a lungo da smettere di sentirsi il protagonista.


MOLLY:

Tutto qui?


CONRAD:

No. Ma è un buon inizio. Sa qual è la vera illusione?


MOLLY:

Quale?


CONRAD:

Credere che un luogo ci appartenga perché ci siamo passati.


Forse è questo che Conrad continua a ricordarci: non tutto ciò che visitiamo lo conosciamo.

E non tutto ciò che fotografiamo lo abbiamo davvero visto.

A volte attraversiamo mezzo mondo per cercare qualcosa che avremmo dovuto imparare molto prima: che il viaggio non serve ad aggiungere luoghi alla nostra collezione.Serve, semmai, a togliere qualche certezza da noi stessi.

Commenti


Non puoi più commentare questo post. Contatta il proprietario del sito per avere più informazioni.

Altri articoli

bottom of page