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  • Immagine del redattoreAnna di Cagno

Molly Intervista Roberta Di Mario

Quando leggo o scrivo ascolto musica. Non canzoni che mi distraggono, solo note che mi parlano senza interrompermi.  

Due album sono spesso la mia colonna sonora e s’intitolano Illegacy e Disarm di Roberta Di Mario. Un’artista che amo molto perché è classica e moderna allo stesso tempo, e perché la sua musica mi fa stare bene, e quindi la “uso” per concentrarmi e/o rilassarmi e/o coccolarmi. 

Compositrice, pianista di fama internazionale, direttrice artistica e curatrice di festival musicali lei è un’eccellenza italiana. Sì, proprio come il parmigiano o il “crudo”, prodotti che, non a caso, condividono con lei la denominazione d’origine (nata a Parma si è diplomata con menzione d’onore del Conservatorio Arrigo Boito).


Quest’anno ha girato l’Italia con un bellissimo reading concert: Leggere Lolita a Teheran, un progetto a cura di Cinzia Spanò. 

L’anno prossimo continueranno con L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, per festeggiare i 40 anni dalla prima pubblicazione in Francia. 


Data prevista per l’inizio del tour: febbraio 2024, due anni esatti dall’inizio della guerra in Ucraina.

Il giorno in cui hai deciso che il pianoforte sarebbe stato il tuo futuro. Non ho avuto tempo di scrivere: “Caro diario, da grande vorrei fare la pianista…” perché ho cominciato a suonare a 5 anni, quindi ho imparato le note prima dell’alfabeto. Credo sia questo il motivo per cui il pianoforte è tutt’uno col mio istinto, con la mia natura. Ogni volta che suono o scrivo si rinnova questo legame originario, e allora ringrazio la sorte che mi ha destinata alla musica, a questa dimensione di assoluta bellezza.


Solo la parola "Conservatorio" fa pensare a pomeriggi trascorsi a studiare invece di andare in giro con gli amici. 

È stato così? Sì. I miei 10 anni di Conservatorio sono stati così, con l’aggravante che, una volta acquisita consapevolezza, la mia indole ribelle si è subito manifestata. La parola Conservatorio etimologicamente racconta un conservare, ed era davvero così: Rachmaninov era considerato un compositore sovversivo, fuori dalle regole dell’accademia. Essendo molto ligia al dovere, ho soffocato la mia voglia di contaminare classico e contemporaneo, e questo è stato il sacrificio più faticoso. Se avessi potuto sperimentare di più, le tre ore quotidiane che la mia insegnante di musica pretendeva “ogni giorno” sarebbero diventate cinque, sei…


ll rimpianto più grande? Mi spiace non aver identificato subito quale poteva essere il mio progetto artistico. Sì, forse non ho ottimizzato al meglio il mio tempo, finito il Conservatorio. È stata una ricerca lunga, un processo di rielaborazione complesso, perché è difficile mettersi a fuoco quando ti confronti con una professione artistica. 


La soddisfazione più grande? Lo so che può sembrare retorico, ma ogni volta che mi esibisco su un palco è la mia soddisfazione più grande. Essendo anche compositrice, la gioia si triplica a ogni applauso. Qualcosa di mio, qualcosa che prima non esisteva è arrivato ad altri. Sì, certo ci sono i concorsi vinti, le competition, sentire la mia musica nello spot Tiscali o firmare quattro soundtrack per Ferrovie dello Stato, ma quella cosa lì, quell’alchimia che si crea quando il pubblico si abbandona a una mia emozione che ho trasformato in suono, è il senso per me.


Che cos'è la musica per te? È appartenenza. Nel senso che le appartengo totalmente, che il pianoforte è un’estensione della mia esistenza, che la musica è per me ossigeno, casa, identità… 

Sono me stessa quando suono. Il mio compagno ogni volta mi fa notare come io sia timida in situazioni “social” e sfrontata quando sono su un palco. È la mia casa, gli ripeto, mi sento più “nel mio” lì che a una festa.


E l'ispirazione? È come si vede nei film: ti svegli nel cuore della notte e componi? Succede, a volte. Certo, quando mio figlio era appena nato, il sonno era già così scarso che quelle poche ore le usavo per dormire. L’atto creativo, però, è molto variabile. Sì, esiste “il soffio divino”, quel momento in cui senti che sta arrivando qualcosa. È una sorta di lampo: d’improvviso ti senti così in connessione con te stesso da aver bisogno di scrivere, suonare, e ovunque ti trovi, a qualsiasi ora, devi scaricarlo a terra. È un’esperienza, un viaggio in un’altra dimensione e quando ritorni fatichi a ricordare come è avvenuto, e spesso fatichi anche a riconoscerti, perché non sei più la persona di prima. E poi c’è la parte di fatica, ore e ore e ore a limare, ritoccare, riformulare.  


(ndr effettivamente ricordo di averla incontrata anni fa di ritorno dalla registrazione del suo ultimo cd, sembrava che camminasse a tre palmi da terra.)


Sei donna, sei bella, sei pianista e compositrice. È stato facile affermarti nel mondo musicale italiano?  È un po’ complicato in questo Paese, perché siamo poche, ma invece di essere un vantaggio è un limite. Io cerco nei miei spettacoli di fare divulgazione culturale, di raccontare come nasce la mia musica anche per arrivare alle giovani donne che vorrebbero imporsi in questo mondo. 

Spero di infondere coraggio.


Il tuo compositore Inaffondabile? Ne ho un paio, ma Johan Sebastian Bach è il primo. 

Lui è il Pitagora della musica: precisione, armonia, misticismo e poesia. Senza di lui non ci sarebbe stato tutto il resto. È la base dalla quale parto ancora per scrivere musica contemporanea. Subito dopo, Claude Debussy: meraviglia di sonorità magiche ed eteree. 


Il sogno "possibile" che non hai ancora realizzato? Scrivere la colonna sonora per un film. La mia musica ha nel suo DNA il cinema, penso e suono per immagini e quindi scrivere una drammaturgia musicale delle intenzioni di un regista sarebbe una nuova, irresistibile sfida.


Il regolamento tecnico per le maratone competitive vieta l'uso di cuffiette agli atleti agonisti. Gli integralisti islamici la vietano per motivi diversi. Doping o Satana, sei consapevole di essere "spacciatrice" di una sostanza "stupefacente e pericolosa"? Ahahah… Sì, consapevole e felice di “spacciare”. Chi conosce l’arte, chi ci vive, chi la consuma è pericoloso per ogni dittatura perché sa e comprende più degli altri. Roberta Di Mario - Valzer in A Minor: https://youtu.be/ptGaQam17vA?si=P1AXBrIZ8sTb7HaN


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